GUIDA CINICA ALL'USO DEI SOLARI

GUIDA CINICA ALL'USO DEI SOLARI

Tutto ciò che devi sapere su SPF, raggi UV e applicazione della protezione solare

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Raggi UV e filtri solari

È arrivata l’estate! L’avete vista? Io sì. Ed è tutta sulle spalle scottate delle amiche dopo il primo week-end in montagna o al lago.

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Non è vero che poi diventa abbronzatura, se ti sei rosolata come una braciola al sole, hai solo danneggiato la tua pelle.

Ricordiamoci che la frase “IO TI VEDO”, non è mai stata detta a caso.

Quindi, ecco una guida cinica all’uso dei solari.

No. Non ringraziarmi.

Raggi UV: le tipologie

Innanzitutto: perché utilizzare le protezioni solari? 
Perché dobbiamo proteggerci dai raggi UV.
Facciamo subito una doverosa distinzione:
• Raggi UVB: costituiscono circa il 10% dei raggi UV. Sono quelli che si fermano sugli strati superficiali della pelle, dove risiedono i cheratinociti, e sono responsabili dell’abbronzatura e delle scottature. Sono quelli “buoni”, per intenderci.
• Raggi UVA: costituiscono il 90% della radiazione ultravioletta e sono quelli brutti e cattivi. Sono in grado infatti, di penetrare negli strati più profondi della pelle, aizzando la produzione dei temuti radicali liberi, una delle cause dell’invecchiamento cutaneo, oltre e colpire il DNA, delineando mutazioni e portando in casi estremi anche a problemi ben più seri della pelle.
• Tutto ciò vale sia per gli UV naturali sia per quelli artificiali: entrambi sono cancerogeni certi. Sì, hai capito bene, anche le lampade non sono un bagno di salute.

Filtri solari: tipologie e impatto ambientale

I filtri solari altro non sono che degli ingredienti, e delle particolari molecole, che intercettano raggi UVA e UVB.

E qui vi svelo un segretuccio dell’industria cosmetica: in Europa, i filtri approvati sono circa una trentina e sono gli stessi per tutte le aziende cosmetiche. Eeee già.
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I filtri poi si distinguono in chimici/organici e in fisici/a base minerale, ma non addentriamoci in cose troppo complesse. Ve ne parlerò in un altro post.

Cerchiamo piuttosto di capire cosa significano e che garanzie danno i simboli presenti sulle etichette delle protezioni solari in commercio, siano esse spray, latti o creme da applicare.
• L’SPF indica la protezione dagli UVB, mentre la protezione per gli UVA viene segnalata sulla confezione dei solari con la scritta UVAPF oppure UVA inserito in un cerchio.
• Se per l’SPF troviamo sempre un numero che ci indica quanto siamo protette (SPF 20, SPF 30, ecc), per l’UVA non è altrettanto immediato. Nel dettaglio, il fattore di protezione contro gli UVA è pari ad almeno 1/3 del fattore di SPF espresso (Ex: per una crema con SPF30, la presenza del bollino UVA indica che la protezione per UVA è di almeno 10).

Ma facciamo ancora un passettino indietro, non vorrei ritrovarvi con la fronte corrucciata o in preda a confusione.

Come funziona l’SPF?

L’SPF è il fattore di protezione solare ed è un numero che indica la capacità della crema di fermare le radiazioni UVB.

Ex 1: una protezione con SPF 6 fa passare 1/6 dei raggi UVB, cioè circa il 17%. In altre parole, la crema blocca l’83% dei raggi UVB.

Ex 2: seguendo la stessa logica, la crema con SPF 15 blocca il 93% dei raggi UVB, la crema con SPF 30 ne blocca il 97%, l’SPF 50 ne blocca il 98% ecc

In sintesi, più alto è l’SPF, minore è la percentuale di UVB che passano, e al crescere dell’SPF (ex tra SPF 30 e SPF50) non esiste una grandissima differenza.

Basta sapere questo per andare in spiaggia sereni e stendersi al sole come una lucertola? Ovviamente NO. Non è così semplice, ma ora ti spiego due cosette salva vita.

Guida all’applicazione della crema

Quanta applicarne?

In scientifichese, 2 milligrammi per cm quadro. Andiamo in spiaggia con bilancino e calcolatrice?

Certamente no.  Applicate una dose sensata di crema, credo di non aver bisogno di spiegarvi che andarvene in giro imbiancate come una statua di gesso non sia il caso.
Tips: se poi siete in spiaggia, vi vedo già travestite da granello di sabbia.
Lo stesso vale per spray/fondotinta/acqua solare con filtri solari!

Ogni quanto riapplicarla?

Su ogni flacone troverete la dicitura “ripetere l’applicazione frequentemente”: ma quanto esattamente?

Ascoltate zia:
a. Mettere la crema uniformemente sul corpo prima di uscire di casa (sì, anche sotto i vestiti) almeno mezz’ora prima dell’esposizione.
b. Ripetere l’applicazione appena arrivati in spiaggia (20-30 min dopo la prima applicazione) per integrare la quantità della prima applicazione, magari insufficiente.
c. Di seguito, riapplicare ogni 2 ore.
d. Riapplicare dopo aver fatto il bagno oppure aver sudato troppo. Diciamocelo. Il Water resistant esiste, ma non è immortale.

Vademecum: come comportarsi in spiaggia?

Odio ribadire l’ovvio, però qualcuno dovrà pur farlo:
- Attenzione a reintegrare liquidi e sali persi attraverso la sudorazione. Ricordati quindi di bere acqua in abbondanza ogni 20-30 minuti ed evita bevande alcoliche perché contribuiscono alla disidratazione. No, neanche la birra. Neanche il Gin Tonic.
- Evita di esporti al sole nelle ore centrali (11-15) in cui è maggiore la presenza di raggi UVA
- Attenzione ai colpi di calore e agli sbalzi di temperatura. Utilizza occhiali da sole e cappello, abiti chiari che coprano possibilmente braccia e gambe in caso di escursioni di lunga durata. In generale, evita sforzi fisici e attività sportive intense nelle ore più calde
- Meglio evitare il sole in gravidanza: no pancioni al vento!
- Attenzione a farmaci e cosmetici fotosensibilizzanti (contraccettivi orali, antibiotici, diuretici, cortisonici, retinoidi etc)
- UTILIZZARE I SOLARI DELLA CINICA. Se non vi piacciono i miei, prendete quelli di qualcun altro ma nessuno li ha così belli e super rosa.

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Chiudo questa mio delizioso spiegone dicendovi che il sole, se preso in modo sconsiderato, può causare macchie, fotoinvecchiamento e persino eritemi e fotosensibilizzazioni davvero fastidiosi.
Per non parlar dell’aumento al rischio di tumori della pelle.
Ora, dopo aver sudato davanti al pc, osservo anch’io il sole, con occhi ben diversi.
Mi raccomando: puoi andare in spiaggia in totale sicurezza e tornare in ufficio il lunedì senza sembrare un gambero di Mazara.

Alla prossima.

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